Offerte di lavoro nel settore difesa e droni in Italia
Questa pagina raccoglie le offerte di lavoro nel settore difesa in Italia, soprattutto in startup, PMI e scale-up tecnologiche che lavorano su droni, spazio, cybersecurity e sistemi navali. Il settore attraversa una fase di espansione che non si vedeva da decenni. Il bilancio ordinario della Difesa supera i 31 miliardi di euro nel 2026 e, secondo il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa (DPP) 2025-2027, la spesa calcolata con i criteri NATO ha raggiunto il 2 % del PIL già nel 2025. SEGREDIFESA gestisce gli acquisti di armamenti mentre i singoli enti di forza armata gestiscono i programmi dedicati, e la domanda riguarda munizionamento, missili, sistemi terrestri, spazio e cyber. I grandi gruppi come Leonardo, Fincantieri, Avio, Elettronica Group, MBDA Italia e Iveco Defence Vehicles restano il nucleo storico del settore, ma rappresentano un percorso di carriera distinto rispetto a quello delle imprese più agili che trovate in questo portale. Le posizioni elencate qui sono quelle delle aziende che lavorano con il Ministero della Difesa, con SEGREDIFESA o con clienti NATO ed europei, spesso in programmi più piccoli e più rapidi.
Roma e il Lazio ospitano il cluster più denso: AURYN Aero costruisce droni bersaglio riutilizzabili, CPM Elettronica sviluppa sistemi RF di contrasto ai droni, DEAS Cyber+ e DigitalPlatforms lavorano su cybersecurity e sicurezza industriale, Eurolink Systems e VirtuaLabs coprono elettronica di difesa, radar e guerra elettronica, mentre WSense, spin-off della Sapienza, sviluppa reti subacquee wireless. Milano e la Lombardia concentrano lo spazio e le tecnologie abilitanti, con D-Orbit che sviluppa veicoli di trasferimento orbitale, Aresys attivo su radar SAR ed EO come spin-off del Politecnico, Ephos sui circuiti fotonici in vetro e SunCubes sulla trasmissione laser di potenza. Torino sta diventando un polo di AI per lo spazio grazie ad AIKO ed Ecosmic. Completano il quadro Pordenone con Alpi Aviation, Pisa con CamGraPhIC e Sky Eye Systems, Livorno con Drass per la difesa subacquea, Terni con Skyrobotic e Bra con ABET High Tech Solutions per i compositi.
La maggior parte dei ruoli in questo settore richiede o portano a un Nulla Osta di Sicurezza (NOS). La procedura è avviata dal datore di lavoro, non dal candidato, e copre tre livelli di classificazione nazionale: Riservatissimo, Segreto e Segretissimo, con le corrispondenti abilitazioni NATO-Segreto e UE-Segreto per i programmi alleati. L'italiano resta essenziale per il contatto con SEGREDIFESA e con le forze armate, ma molte scale-up lavorano in inglese come lingua interna. Gli orizzonti dei progetti sono più lunghi che nel tech civile, con cicli di certificazione e qualifica che vanno misurati in trimestri, non in sprint.
Quali aziende italiane della difesa stanno assumendo?+
Tra le imprese più attive sul portale figurano D-Orbit a Milano, attiva nei veicoli di trasferimento orbitale, AIKO ed Ecosmic a Torino, entrambe focalizzate sull'AI per lo spazio e sul software di gestione dei detriti orbitali. Assumono regolarmente anche WSense su reti subacquee, DEAS Cyber+ e DigitalPlatforms su cybersecurity, oltre a PMI specializzate in droni, radar e guerra elettronica distribuite tra Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana.
Quali sono gli stipendi nel settore difesa in Italia?+
Un ingegnere junior a Roma, Milano o Torino parte tipicamente tra 32.000 e 40.000 euro lordi annui. I profili mid-level con 3-6 anni di esperienza si collocano tra 45.000 e 65.000 euro, mentre i ruoli senior e di specializzazione avanzata, come ingegneri radar, cyber senior o system engineer con NOS, possono superare gli 80.000 euro. Le regioni fuori dai grandi hub pagano tipicamente il 10-20 % in meno a parità di ruolo.
Devo avere un Nulla Osta di Sicurezza prima di candidarmi?+
No. Il NOS viene richiesto dal datore di lavoro per il candidato una volta avviato il processo di assunzione su programmi classificati. Esistono tre livelli nazionali che richiedono il NOS: Riservatissimo, Segreto e Segretissimo, con equivalenti NATO-Segreto e UE-Segreto per i programmi alleati. I tempi di rilascio variano da pochi mesi per i livelli più bassi a oltre un anno per Segreto e Segretissimo, e l'istruttoria richiede cittadinanza italiana.
Devo parlare italiano o basta l'inglese?+
L'italiano è essenziale per qualunque ruolo che preveda interlocuzione diretta con SEGREDIFESA, con l'Esercito, la Marina o l'Aeronautica, o con fornitori istituzionali. Molte scale-up internazionali come D-Orbit o AIKO lavorano però in inglese come lingua interna, soprattutto su programmi europei e commerciali. Per ingegneri stranieri senza italiano, i percorsi realistici sono le aziende spazio e AI orientate all'export o i programmi ESA e EDA.
Dove si concentrano le offerte di lavoro nella difesa in Italia?+
Roma e il Lazio rappresentano il cluster più grande, con forte concentrazione su cybersecurity, elettronica di difesa e guerra elettronica. Milano e la Lombardia guidano lo spazio e le tecnologie fotoniche. Torino è il polo emergente dell'AI per la difesa spaziale. Seguono Toscana con Pisa e Livorno su fotonica, droni tattici e subacquea, e poli minori in Veneto, Emilia-Romagna, Umbria e Piemonte occidentale.
I candidati extra-UE possono candidarsi a ruoli nella difesa italiana?+
Sì, ma con limiti importanti. I programmi classificati richiedono cittadinanza italiana per il NOS, quindi i ruoli extra-UE si concentrano su progetti commerciali, duali o di ricerca. Il percorso più praticato è la Carta Blu UE per ingegneri altamente qualificati. Le aziende spazio e deep-tech come D-Orbit, AIKO o CamGraPhIC assumono regolarmente profili internazionali su ruoli non classificati, soprattutto in ingegneria software, AI e fotonica.
In che cosa si differenzia il lavoro nella difesa dal settore tech italiano classico?+
Gli orizzonti sono più lunghi. Un prodotto civile si misura in sprint trimestrali, un sistema di difesa in cicli di qualifica pluriennali. La stabilità occupazionale è superiore, con contratti indeterminati più diffusi e turnover inferiore. In compenso, la documentazione, la tracciabilità e le certificazioni pesano di più sul lavoro quotidiano, e i vincoli di sicurezza limitano la mobilità professionale e la comunicazione esterna sui progetti.